Inguaribile nostalgico, intramontabile romantico, uno che ha messo la passione per la dea ispiratrice musica davanti a tutto e a tutti, tramutandola prima in semplice passione, poi in uno stile di vita, incarnando di volta in volta il ruolo di musicista, scrittore ed infine quello di didattico, questo preambolo solo per identificare, in parte, il personaggio Luigi Bairo, rocker di vecchia data dell'aria ciriacese, il quale torna a far parlare di se grazie agli Harp4, sorta di riproposizione moderna del vecchio progetto Harp1 band che, a livello puramente artistico, nei primi anni ottanta, sembrava destinata a qualcosa di veramente concreto, lanciati nell'orbita garage/beat ancor prima dell'esplosione del brit pop a carattere intercontinentale e che, invece, si eclissò proprio all'apice della loro maturazione compositiva, lasciando quell'amaro in bocca del “poteva essere, ma non è stato”.
Ripreso in mano ad inizio del nuovo secolo, portato avanti con sagacia ed ostinazione dallo stesso chitarrista deus ex machina dell'intero progetto, gli Harp4, come lascia trapelare il moniker, sono un quartetto che vedono all'opera, oltre all'amico Luigi Bairo, l'ottima sezione ritmica formata dal bassista Alberto Costa e dal batterista Manfredi Beltramo, nonché dalla suadente voce di Caterina Vormenstein, carismatica singer dotata di un'anima canora veramente strabiliante capace d'impreziosire ogni singola nota.
Registrato live in presa diretta, espediente questa che la dice lunga sulla coesione venutasi a creare all'interno della band, il qui recensito “May day” mette in mostra, nelle tre composizioni presentate, alcuni degli spettri sonori che convivono in perfetta simbiosi all'interno della band, e che svettano imperterrite fra le brume di brani come l'elettrizzante opening track “Space Surfing Overdrive” episodio che chiama alla memoria gli Hawkwind del periodo mediano, il titolo la dice lunga, e che sfocia poi in un desert rock che non può non ricordare le movenze di una certa scuola stoner, gli intrecci di chitarra e basso parlano chiaro, nel blues rock acido di “Coming back home”, sofferto e tormentato come solamente il vero blues sa essere, Bad Company, Free, Humble Pie le band che vengono alla memoria ascoltando il brano, ed una “When man is gone” che con le sue atmosfere dilatate e psicadeliche profuma di beat ed accenti funk ad ogni passaggio.
Passione, passione ed ancora passione, niente di più niente di meno, lo stesso sentimento che ti spinge ad andare avanti nonostante le difficoltà incontrate, l'età che avanza, l'avvento della tecnologia che sembra tarpare le ali a realtà veraci come questa di chi non vuole arrendersi e cercare di rincorrere un sogno, quel sogno chiamato musica.
Crederci sempre, mollare mai, sembra una frase preconfezionata, ma è la pura realtà, per cui chapeau monsieur Bairo!!!
Beppe “HM” Diana
Anno di pubblicazione: 2025
Etichetta: Self Produced
Genere: Rock, funk, beat, psicadelia
Line up:
Caterina Vormenstein - voce
Luigi Bairo - chitarre
Alberto Costa - basso
Manfredi Beltramo - batteria

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